Avevo letto molti articoli sul Giappone prima di recarmi in quel Paese per un viaggio di due settimane.
Come spesso accade le letture consentono di avere uno scenario di massima di ciò che ci si può aspettare, ma esserci è altra cosa.
Ovviamente, come sempre accade nei brevi soggiorni turistici, l’idea che si coglie del posto può essere approssimativa. Sia perché si ha modo di visitare solo alcune località sia perché vivere e lavorare in un luogo consente una visione certamente più ampia e aderente alla realtà. Il primo impatto con il Paese del Sol Levante è avvenuto per me nella metropoli di Tokyo. Il viaggio è poi proseguito, con la visita di Kyoto, Osaka, Hiroshima, la piccola isola di Miyajima e l’area dei laghi alle pendici del Monte Fujii.
Seppur con qualche differenza nelle varie località, alcuni aspetti comuni della società giapponese emergono sin da subito vivendo la capitale.
Aspetti caratterizzanti sono la modernità della città, l’alta adozione di tecnologie innovative, l’iper-efficienza dei trasporti e dei servizi in genere, e la marea di gente che invade le strade di questa metropoli.
La tecnologia certamente semplifica e standardizza i processi, ma dall’altra riduce la necessità e le opportunità di contatto ed interazione tra le persone. Le stazioni come punti di intersezione di diverse linee metro e treni di superficie, con intorno spazi commerciali di fatto sono città nelle città. Ogni grande incrocio, non solo quello iconico di Shibuya, allo scattare del verde per i pedoni, lascia partire uno “tsunami” di persone, che seppur autonome, sembrano dirette da una regia di stile militare, tanto si muovono in modo ordinato e tendenzialmente sincrono.
Vivendo il Giappone, anche se per pochi giorni, emerge immediatamente che valori quali l’armonia sociale, il rispetto, la disciplina, la correttezza, il senso del dovere, l’appartenenza, siano centrali ed essenziali. Il bene del gruppo – sia esso inteso come famiglia, scuola, comunità o azienda – prevale sui comportamenti individuali ed egoistici e questo si riflette in un benessere generale. L’altra faccia della medaglia è però costituita dalla sensazione che le persone siano essenzialmente “sole” magari per riservatezza, con pochi rapporti interpersonali, stressate da ritmi di lavoro molto alti e probabilmente neanche ben retribuiti e tutto questo comporti una certa infelicità di fondo.
Anche l’uso dello smartphone sembrerebbe accentuare l’isolamento ed il distacco, come se fosse una barriera con l’esterno, contrariamente a quello che accade in Italia, dove, pur con gli eccessi che ci contraddistinguono, rimane comunque uno strumento che, almeno ad oggi, non preclude completamente la socialità.
Come sempre la cosa migliore sarebbe avere un sano bilanciamento di fattori, prendendo il meglio dalle due diverse culture.
In sintesi, se amate il tutto strutturato, ordinato e prevedibile, adorerete il Giappone, sebbene il viverlo non sembrerebbe un’esistenza così divertente o gioiosa.
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